Cos'è
Dal 16 gennaio al 1° febbraio, il Centro culturale Verdi di via 25 Aprile, Segrate MI, ospita la mostra
personale di Laura Mondovì “IL PRIMA E IL DOPO”.
L’inaugurazione si terrà venerdì 16 gennaio alle 18. Sarà presente l’interprete LIS.
L'ingresso è libero.
Aperture mostra
Tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.
“Ho cominciato a disegnare a matita; poi è arrivato il pennello e solo in seguito la china”.
Il 16 luglio 2008 rappresenta un momento spartiacque nella vita dell’autrice. Da quel giorno, l’arte è esistita solo con la mano sinistra, solo con la china.
Laura Mondovì, nata il 13 aprile 1959, presenta in questa mostra opere realizzate nel 1977,1982,1983 e lavori successivi al 2008. “Già prima del 2008 l’arte faceva parte della mia vita: era una valvola di sfogo, una presenza necessaria”.
L’arte entra prepotentemente nella vita di Laura Mondovì nell’estate del terzo anno delle scuole superiori quando qualcuno le fa notare che è brava. Abbandona il liceo scientifico e passa all’artistico dove ottiene il diploma di maturità. Si iscrive ad Architettura ma, dopo alcuni mesi trascorsi negli Stati Uniti, decide di dedicarsi allo studio delle lingue, approfondendo in particolare Francese, Inglese e Tedesco.
“Nel 2008 un’emorragia cerebrale ha radicalmente cambiato la mia vita. Dopo il 2008 è arrivata una pausa dall’arte. Faticavo ad adattare la mia nuova forma alla mia vecchia arte: corpo e gesto dovevano ritrovare un nuovo dialogo”.
L’autrice ha iniziato il percorso di riscoperta artistica nel 2012 frequentando la Fornace Curti di Milano e, dal 2014, proseguendo con il lavorare esclusivamente in casa. “Ho ritrovato il segno a china, direttamente senza passare per un disegno preparatorio e con l’utilizzo della mano sinistra: scoperta fondamentale e imprevista è stata constatare che era più efficace nel disegno che nella scrittura”.
In questa mostra l’autrice mette in evidenza come, nonostante le vicissitudini della vita, l’arte possa continuare a esistere e a portare emozioni. “L’arte è sempre stata, e continua a essere, una valvola di sfogo, un aiuto, un supporto. Ma più di tutto è un bisogno. È un modo per misurarmi con me stessa: ogni volta che mi trovo davanti a un foglio bianco ho paura. Se riesco a riempirlo, ho vinto io. Poi deve anche piacermi, certo, ma già il fatto di riuscire a riempirlo è una vittoria”.

